Santa Maria Goretti

Santa Maria Goretti

L’esempio di Maria Goretti pone l’accento sulla purezza, qualità essenziale e liberante in qualsiasi condizione di vita. La purezza, oggi fraintesa al punto da essere irrisa e considerata superata, è l’aspetto della nostra umanità che difende la dignità dell’uomo e rende nobili le relazioni umane. Sempre un rapporto d’amore mantiene intatte le qualità della purezza quando è vissuto nella fedeltà, nella sincerità e nella totale gratuità della donazione reciproca. Per castità, infatti, si intende la purezza dei sentimenti, dei pensieri e delle intenzioni. Tale condizione, peraltro, è al centro di una vita sana ed equilibrata e soddisfa le esigenze più profonde di ogni uomo e donna di ogni tempo.
Marietta, la maggiore dei cinque figli della famiglia di Luigi Goretti, viveva a Ferriere di Conca, zona paludosa lungo il litorale tirreno. Rimasta a dieci anni orfana di padre, nel 1900, dovette assumersi la cura dei fratellini perché la mamma doveva lavorare nei campi.
Marietta curava anche i figli della famiglia Serenelli che vivevano nella stessa cascina. Impegnata nella gestione della casa, non potette andare a scuola. Riuscì però a fare la prima comunione che le riempì il cuore di fervore verso Dio, a cui promise di non peccare e che di fronte a tale rischio avrebbe preferito la morte. La purezza dei sentimenti di Marietta, insieme alla gioia della preghiera, fu la sua forza.
A dodici anni Marietta era una ragazzina precocemente sviluppata, che il diciottenne Alessandro Serenelli, della famiglia accanto, guardava con desiderio cupo. Di fronte alle proposte del ragazzo, Marietta era sempre irremovibile e, quando Alessandro le si presentò con un coltello in mano minacciandola, lei resistette mentre il giovane la colpiva procurandole sul giovane corpo ben quattordici ferite. Morì il giorno dopo all’ospedale di Nettuno perdonando il suo uccisore, di cui ebbe a dire prima di morire: “Voglio che venga con me in Paradiso”.
Nel 1950 Maria Goretti è proclamata santa.
Alessandro Serenelli subito dopo il delitto fu arrestato e condotto in carcere, dove maturò una clamorosa conversione. Uscito dal carcere dopo ventisette anni, per buona condotta, entrò in Convento presso i padri Cappuccini. Morì all’età di novant’anni, invocando Maria Goretti come la sua salvatrice.
Testamento spirituale di Alessandro Serenelli
«Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconoso che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male, che mi condusse alla rovina. Vedevo, attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue senza darsi pensiero: io pure non mi preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni un delitto passionale del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la provvidenza aveva messo avanti ai miei passi per salvarmi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per il suo uccisore. Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata, rassegnato: capii la mia colpa. La piccola Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice; col suo aiuto mi comportai bene nei ventisette anni di carcere e cercai di vivere onestamente quando la società mi riaccettò fra i suoi membri. I figli di S. Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come servo, ma come fratello. Con loro vivo da 24 anni. Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma, Assunta. Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliono trarre il felice insegnamento di fuggire il male e di seguire il bene sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche quelle più dolorose della vita. Pace e bene»